ARCHITETTO STS/OTIA/CSEA MOIRA CADEI

Inaugurazione Chiesa Besazio_2017

Avanti!

 

DON EZIO

Da qui è partito tutto.

Questo è il nome della persona che ha reso possibile questo importante intervento.

“Avanti Moira, avanti!” Queste erano le parole che quotidianamente mi diceva.

Ma in realtà era sempre Lui ad essere un passo avanti a tutto e a tutti.

 

LA PIETRA DI CANDOGLIA

Nella sua chiesa l’arredo liturgico doveva essere eseguito con questo materiale.

 

Il messaggio: IL LEGAME TRA TERRA E CIELO.

Dai Moira informati: vai a studiare tutto sulla pietra di Candoglia!

Non era il Marmo d’Arzo, non era il Marmo di Peccia, nemmeno quello della Vall’Onsernone e neppure quello della Valle Maggia, era la pietra di Candoglia.”

Tale pietra viene estratta nel Comune di Mergozzo in Val d’Ossola, è ad uso esclusivo della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano.

“Buon Inizio”, pensai, “con tutte le pietre in commercio disponibili nelle vicinanze, noi ne vogliamo una non disponibile”.

Il primo progetto, con la proposta di utilizzo della Pietra di Candoglia, venne bocciato dall’Ufficio dei Beni Culturali e dalla Commissione Diocesana dell’Arte Sacra.

Ci chinammo sul progetto, sul volume che non convinceva. “…Vedrai” mi disse Don Ezio: “troverai la strada giusta con l’utilizzo della pietra di Candoglia”.

Quella era fuori discussione, anche se non avevo nessuna idea di come avremmo fatto per ottenerla.

Non fu per niente facile!

La chiave di lettura venne con il TEMPO, dall’unione di elementi molto semplici:

– volumi chiari e di facile lettura

– l’utilizzo della pietra di Candoglia

– l’idea di progetto: il legame tra terra e cielo

– la sobrietà d’intervento che non doveva in alcun modo fare ombra al Monumento Sacro

 

5 MARZO 2015

La Commissione diocesana di Arte Sacra approva il progetto dell’arredo liturgico.

 

Seguirono spedizioni presso il Laboratorio della Veneranda Fabbrica del duomo di Milano, addirittura insieme a Don Ezio. Ci recammo ad Expo 2015 per visitare il padiglione della Veneranda Fabbrica del Duomo ed ammirare il materiale esposto.

Ne approfittammo per degustare pietanze mondiali e visitare buona parte della fiera internazionale.

Fu una serata indimenticabile.

 

1 FEBBRAIO 2016

Monsignor Gianantonio Borgonovo, della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, scrive personalmente a Don Ezio approvando eccezionalmente la fornitura del materiale richiesto.

 

VOLUMI SOBRI, NETTI, COMPATTI realizzati con la Pietra di Candoglia.

Lesene verticali incise nella pietra che vogliono valorizzare IL LEGAME TRA TERRA E CIELO!

L’inserimento del Corten nelle lesene, negli zoccoli e nelle parti superiori, voluto per accentuare leggerezza.

 

MERCOLEDÌ MATTINA

ore 10.30, solita RIUNIONE tra me e Don Ezio.

Luogo: Casa Parrocchiale di Rancate, Tavolo da pranzo con un centrino che immancabilmente spostavamo per dar spazio ai documenti, caffè (improponibile) e inizio della riunione.

Riunione che non durava mai più di una mezz’ora, il tempo di esporci gli argomenti, e alle soluzioni ci avrebbe pensato il TEMPO…

 

L’OGGETTO DEL RESTAURO

Chiesa a navata unica con due cappelle laterali, un presbiterio quadrangolare e un campanile costruito su basamento più antico.

Venne costruita nel 1779 da Innocente Regazzoni di Balerna, sul sedime di una precedente chiesa seicentesca, dedicata alla Madonna del Rosario.

 

Nel 1964 venne effettuato l’ultimo restauro curato dai professori Giuseppe Poretti e Taddeo Carloni.

 

Nel 1967 il Monumento viene registrato e protetto come bene nel nostro Cantone.

 

I soffitti erano voltati a botte e a vela e nella vela; e nella vena centrale domina l’affresco dell’Assunta realizzato da Spartaco Vela e Michele Carmine nel 1884.

La tela dell’Immacolata in cornice a stucco, creata da Antonio Bagutti nel 1779 ca.

Un Maderni di Capolago realizza tutti i capitelli

Il Seicentesco Fonte battesimale, in marmo di Arzo, proveniente dalla chiesa precedente, viene posizionato con il nostro restauro nella parte più a nord della Chiesa.

Il Tempietto della prima metà dell’Ottocento, non coevo all’altare che invece fu realizzato nel 1735 da Stefano Gamba di Arzo, è stato ricollocato con il nostro intervento sull’Altare maggiore.

 

GENNAIO 2014

Data della prima riunione sul posto con l’Ufficio dei Beni Culturali, rappresentato dalla storica d’arte Lara Calderari, con la Commissione Diocesana d’arte sacra, Don Ezio e il consiglio parrocchiale.

Ricordo come se fosse ieri la mia tensione; 10 circa erano gli argomenti da discutere.

Non esagero quando dico che almeno 8 delle mie proposte vennero criticate e smontate.

Lo sconforto, la paura di non farcela nella vastità dell’operazione, erano i sentimenti provati nei giorni a seguire.

 

RIUNIONE DEL MERCOLEDÌ MATTINA

Nulla a questo punto sembrava funzionare: la pietra introvabile, l’arredo liturgico smontato, le tecniche costruttive scelte non approvate.

Tre gli argomenti che sembravano non trovare soluzione:

– il colore dei tinteggi,

– la sostituzione dei serramenti

– il riposizionamento del tempietto sull’altare

 

“Dobbiamo rinunciare a qualcosa” disse Don Ezio. “Il colore dei tinteggi necessita di approfondimento, i serramenti prima o poi andranno sostituiti e, per la novità del riposizionamento del tempietto, bè… diamo tempo al tempo…”

 

Conclusione della riunione: AVANTI MOIRA, ANDIAMO AVANTI!

 

Nessun argomento, durante le nostre riunioni, veniva realmente risolto, la soluzione arriverà da sola col tempo. “TEMPO, SOLUZIONE AL TEMPO”: questo per me è stato uno dei più grandi insegnamenti.

 

I lavori di studio proseguivano: l’illuminazione, le parti riscaldate, i trattamenti dei materiali, il restauro dei lapidei, le porte, la sistemazione esterna… Mentre procedevano a scadenze mensili, le riunioni con l’ufficio dei Beni culturali e la Commissione Diocesana d’Arte Sacra.

 

FEBBRAIO 2016

Tutto era stato approvato!

 

OTTOBRE 2016

Il solito mercoledì mattina di un autunno molto mite. A rubare qualche minuto della nostra breve riunione, un dono per Don Ezio: UNA NUOVA MACCHINA PER IL CAFFÈ!

 

Tutto procedeva bene, finché non arrivò una comunicazione a Don Ezio: “Don, la ricercatrice Lara Calderari dell’UBC ci comunica che in corrispondenza dei lavori di cantiere sarà assente e a sostituirla arriverà l’architetto Ruggiero, caposervizio dei monumenti…”

 

“…Questa proprio non ci voleva! Che tipo sarà Ruggiero? Proprio adesso che c’era una certa intesa con Lara. Proprio non ci voleva!” pensò immediatamente.

 

3 AGOSTO 2016

In realtà qualche mese prima, l’architetto Endrio Ruggiero, ci aveva già conosciuto personalmente,  non perché fosse stata fissata la solita riunione coordinativa e nemmeno perché vi fossero esigenze di progetto.

A Don Ezio venne l’idea di modificare l’alberatura nel mappale adiacente la chiesa e questo creò non pochi problemi.

L’architetto Endrio Ruggiero fu costretto a raggiungerci per mediare alla situazione, e non voglio chiedere quale fu il suo primo pensiero nei nostri confronti.

 

I lavori avevano finalmente preso il via definitivo:

– chiesa sgomberata,

– 15 metri di altezza di ponteggi

– apparato campanario in manutenzione

– attivi muratori, restauratori, elettricisti, fabbri, falegnami, … TUTTI ALL’OPERA!

 

Questa chiesa vuota, un immenso volume illuminato con fari di cantiere, con il rumore metallico del passo sulle impalcature creava un eco di suoni e un gioco di luci e ombre che non riuscirò mai a dimenticare.

 

Tanto fu forte questa sensazione che a Don Ezio venne di nuovo un’idea:

“La Santa Messa di Natale va celebrata in cantiere”

 

Mi informai con tutti gli enti della possibilità di eseguire la messa, ricevemmo consensi da parte di tutti ma la responsabilità come direzione lavori, in ogni caso, sarebbe stata mia!

 

NOVEMBRE 2016

Solito incontro del mercoledì mattina.

Dissi a Don Ezio per la messa di Natale siamo a posto, sotto la mia responsabilità tutti gli enti sono favorevoli!

“Non permetterò mai che tu ne sia responsabile, no, non si fa!” controbatté Don Ezio ma fu interrotto
da alcuni colpi di tosse. Aveva le mani screpolate e il viso pallido, la sua vitalità improvvisamente
offuscata e non più la stessa. Alla domanda “Tutto bene Don Ezio?” mi rispose che solo dopo aver
completato tale missione si riposerà, seguito dal solito “Avanti Moira, Andiamo Avanti!” 

12 GENNAIO 2017

Giorno della riunione coordinativa di cantiere, erano circa le 9.00 del mattino, presenti con me c’erano quasi tutte le maestranze, ci troviamo nella Sacrestia.

All’improvviso ricevo una telefonata da Waldo Allevi, Presidente del Consiglio Parrocchiale che, prima di parlare, si assicura di chiedermi dove e con chi sono e poi la comunicazione: la scomparsa di DON EZIO!

 

IL DOLORE, LA PAURA di colpo L’ABBANDONO!

Interruppi la riunione e lasciai il cantiere, dove andai, ancora oggi non me lo ricordo…

 

Vuoto. Vuoto nella mia vita, nel petto, nel cuore. Non era del vuoto di un volume, di un edificio in cantiere che emetteva rumori metallici creati dalle giunture delle impalcature, era un vuoto sordo che solo le persone speciali, che scompaiono, sanno creare.

 

Nei giorni a seguire ricevetti una telefonata dalla famiglia di Don Ezio, in particolare dalla sorella.

Parlammo come se ci conoscessimo da tanti anni, in realtà ci conoscevamo indirettamente, perché Don Ezio mi parlava di lei e a lei di me.

Mi chiese di occuparmi del progetto un inserto nella tomba di famiglia di Don Ezio.

 

Mi si strinse il cuore, perché faticavo, l’entusiasmo per i lavori della chiesa sembrava coperto dal dolore e dalla paura di continuare sola.

Troppe emozioni, avevo veramente paura di non farcela.

 

Andai a visitare Vercurago, paese nativo di Don Ezio, e pranzai con la sua famiglia.

Forse fu proprio quell’incantevole paese sulle sponde del lago di Garlate e la sua meravigliosa famiglia a darmi la chiave di lettura per andare “AVANTI!”

Con l’approvazione del Presidente del CP Waldo Allevi e l’utilizzo di uno scarto della pietra di Candoglia realizzammo un progetto e di seguito la costruzione dell’inserto della tomba di Don Ezio.

Un piccolo volume uno spaccato del suo arredo liturgico che emana luce dalle lesene.

 

L’aglio orsino del mese di marzo non glie l’avrei potuto dare.

Il nocino del mese di giugno non l’avrei ricevuto.

 

Ma il restauro della chiesa avanzava in maniera straordinaria, ditte e specialisti eseguivano tutto l’operato con grande professionalità e nei tempi richiesti.

 

OGGI

il monumento è terminato ed è consegnato ufficialmente alla comunità di Besazio.

 

IL LEGAME TRA TERRA E CIELO, rappresentato dalle opere, saremo noi a continuarlo.

 

Viaggio che Don Ezio ha fatto davvero durante l’edificazione, quasi volesse incarnare il progetto.

 

AVANTI DON EZIO! …NOI ANDIAMO AVANTI!